Unità di ricerca Sapienza

La ricerca, nata dalla collaborazione tra l’Unità di ricerca della Sapienza e l’Università di Torino, si articola attorno a un duplice obiettivo. Da un lato, analizzare come e perché i lettori intensifichino le proprie pratiche di lettura aumentata, individuando strategie ricorrenti e restituendone la complessità attraverso la costruzione di archetipi interpretativi di “lettori aumentati”. Dall’altro, progettare e sperimentare un’architettura di Retrieval-Augmented Generation applicata a un fondo personale, valutandone accuratezza, pertinenza e capacità di ricostruzione delle connessioni, come strumento di mediazione e valorizzazione documentaria in ambiente digitale.

 L’Unità Sapienza ha sviluppato un disegno articolato in quattro linee di indagine integrate – focus group universitari, diario di lettura, laboratori di confronto partecipativo nella scuola secondaria di secondo grado e un questionario quanti-qualitativo rivolto a giovani della Generazione Z – con l’intento di analizzare in profondità le pratiche di lettura e di lettura aumentata. L’integrazione tra strumenti qualitativi e quantitativi ha consentito di restituire un quadro articolato delle modalità, delle motivazioni e delle tensioni che attraversano oggi l’esperienza del leggere. I risultati mostrano che la lettura conserva un forte valore simbolico e culturale, ma viene al contempo percepita come un’attività ad alto costo cognitivo, che richiede tempo, concentrazione e disponibilità mentale, entrando così in competizione con altre forme di fruizione mediale. In questo scenario, l’aumento della lettura non emerge come un’anomalia o come semplice effetto di distrazione, bensì come una pratica diffusa, situata e consapevolmente negoziata: uno strumento per comprendere meglio, proseguire senza perdere il filo, costruire connessioni e mappe di senso. Le modalità di aumento emerse dalla ricerca non si configurano come compartimenti stagni, ma come dimensioni combinabili, che si attivano in modo differenziale a seconda dei contesti, degli obiettivi e delle disposizioni soggettive dei lettori. Ciò che distingue le pratiche osservate non è dunque la presenza o l’assenza dell’aumento in sé, quanto piuttosto quali modalità tendano a prevalere, in quali situazioni e con quali effetti percepiti, oscillanti tra arricchimento, rallentamento o distrazione. Si delinea così uno spazio della lettura aumentata articolato lungo due assi: da un lato la finalità dell’aumento (dal funzionale all’esplorativo), dall’altro il suo tempismo e la sua intensità (dal sincrono e rapido all’asincrono e prolungato). Il diagramma che ne deriva individua quattro aree principali: Funzionale + Sincrono; Funzionale + Asincrono; Esplorativo + Sincrono; Esplorativo + Asincrono. Questa matrice non ha una funzione meramente classificatoria, ma operativa: costituisce uno strumento analitico per leggere le pratiche, riconoscerne le tensioni e progettare interventi educativi mirati, in coerenza con l’impostazione di ricerca-azione che caratterizza il laboratorio BIBLAB. A partire da questa struttura combinatoria sono stati delineati alcuni archetipi interpretativi di lettori aumentati – lettore ibrido-pragmatico; lettore strategico; lettore immersivo-difensivo; lettore normativo-performativo; lettore espansivo-bulimico; lettore cartografo-riflessivo; lettore curioso-immersivo. Non si tratta di tipologie rigide né di profili psicologici chiusi, ma di configurazioni ricorrenti di pratiche, motivazioni e posture nei confronti dell’aumento della lettura. Gli archetipi consentono di comprendere come l’aumento venga di volta in volta normalizzato, strategicamente gestito, evitato, programmato, intensificato o incorporato in una pratica riflessiva. Uno stesso soggetto può attraversare più configurazioni in momenti diversi, a seconda del testo, del contesto e delle condizioni materiali della lettura.

Nel quadro delle attività di ricerca sviluppate nell’ambito del PRIN, l’Unità dell’Università di Torino ha progettato e sperimentato un’architettura di Retrieval-Augmented Generation (RAG) applicata a una collezione digitale costruita come corpus chiuso e controllato per finalità sperimentali e valutative. La collezione integra materiali bibliografici, archivistici e risorse open access, selezionati e trattati come fonti primarie e secondarie esplicitamente identificate, normalizzate, segmentate e corredate da metadati descrittivi, così da definire un perimetro informativo rigoroso entro cui il sistema opera in modo esclusivo e trasparente. L’architettura adottata mantiene un forte ancoraggio alle fonti: a partire da interrogazioni in linguaggio naturale, il sistema attiva una fase di recupero basata su similarità semantica e fornisce al modello linguistico esclusivamente i segmenti testuali pertinenti, evitando l’introduzione di informazioni esterne al corpus. L’output consiste quindi in risposte generate attraverso riorganizzazione, sintesi e messa in relazione di contenuti effettivamente presenti nelle fonti. La sperimentazione, condotta tramite interfaccia conversazionale e valutata mediante un set strutturato di domande differenziate, ha indagato accuratezza, pertinenza e capacità di ricostruzione contestuale, configurando il RAG come strumento di mediazione documentaria avanzata e come modello replicabile per la valorizzazione di collezioni complesse in ambiente digitale.